Intervista con Gabriele Morcavallo da Groove Portal

INTERVISTA CON GABRIELE MORCAVALLO

fonte: Groove Portal

Gabriele Morcavallo Charleston

 

Quali sono attualmente i batteristi che influenzano maggiormente il tuo stile?

Ovviamente uno studio così articolato sottintende  la conoscenza della storia dello strumento, per cui la lista é potenzialmente infinita. Come punti di riferimento che mi hanno fortemente influenzato cito Buddy Rich, Tony Williams, Art Blakey, Steve Gadd, Terry Bozzio, Vinnie Colaiuta, Dave Weckl, Virgil Donati, Alfredo Golino. Fra i nuovi nomi internazionali mi rispecchio nella visione batteristica di artisti come Chris Dave e Mark Giuliana, che sono un esempio di cognizione storica, freschezza e sintesi. Infine gli italiani Riccardo Lombardo, Donald Renda e Phil Mer secondo me sono le nuove voci nostrane di grande calibro.

Al momento con quali progetti musicali sei impegnato?!

Attualmente sono impegnato nella formazione di un nuovo progetto originale di matrice variegata con due ottimi compagni di viaggio, Riccardo Chinni al basso e Stefano Di Napoli alla chitarra, entrambi molto preparati e con all’attivo collaborazioni con gli ensemble di Paolo Damiani. Sono contento di essere  stato chiamato in virtù del mio approccio strumentale rispetto all’idea musicale di base. L’obiettivo ambizioso é quello di portare le nostre composizioni nei grandi festival europei. Parallelamente continua il mio lavoro “conto terzi” essendo il mio studio Charleston anche un polo di arrangiamento e produzione musicale. Tra le più recenti ricordo la produzione dei brani di Jacopo Troiani e le preproduzioni per David Boriani. Prosegue infine, ormai da quindici anni, la  collaborazione con la mia “storica” band Lebowski (prima denominata Bantha) che vanta una rilevante partecipazione all’edizione 2008 del Pistoia Blues e un’intensa attività

 

Vorrei soffermarmi un momento sull’ attività di insegnante presso la tua scuola di musica Charleston e soprattutto vorrei parlare dela tua infaticabile attività di curatore di eventi batteristici, cosa rara in un periodo dove,specialmente a Roma,ci sono sempre meno eventi

Gabriele Morcavallo - Batterista

La mia scuola, Charleston, si caratterizza per la sua polifunzionalità. Mette al centro l’insegnamento, che passa per l’analisi delle pietre miliari della letteratura batteristica applicata ai tempi ed alle possibilità attuali. Questo significa trovare una connessione musicale e non astratta fra l’utilizzo dei metodi e delle tecniche e la loro applicazione, tesa a favorire un percorso di crescita organico e globale. In questo ambito Charleston collabora con l’Accademia Nazionale La Casa del Batterista di Carlo Porfilio. Grazie a una partnership esclusiva fra Charleston e i prestigiosi Trafalgar Studios (sede di produzioni discografiche storiche italiane e straniere oltre che punto di riferimento per gli allestimenti di tutti i tour che passano per Roma) la mia attività didattica si svolgerà da quest’anno anche presso i locali del Trafalgar al centro di Roma. Nella stessa sede il progetto di formazione trova uno sbocco significativo, straordinariamente utile, nella cura e nella realizzazione di clinics e masterclass con musicisti di livello nazionale e mondiale. Recentemente ho curato la master di Riccardo Lombardo e quella di Sergio Fanton (accordatura e pelli); é in programma, il 17 settembre, e già “sold out”, l’intensivo di Jojo Mayer, sette ore di lezione di tecnica a tu per tu con lui per un numero chiuso di partecipanti; rispettivamente a novembre e gennaio avremo con noi Phil Mer e Stefano Bagnoli. La novità (e forse un ritorno al passato) di questi eventi sta nel fatto che vengono curati e proposti come un aggiornamento professionale oltre che come una divulgazione didattica: questo permette a me per primo di stare al passo con quello che succede nel nostro campo per dare sempre input stimolanti e moderni ai miei studenti.

Cambiano argomento,come ti prepari per una session in studio?

Per una session in studio mi preparo ascoltando bene i brani (se c’è la possibilità) e stabilendo quali sono i groove con relativi fills e portamento. Sono molto attento all’accordstura e alla scelta del rullante e dei piatti a seconda del brano. Per quanto riguarda le esecuzioni cerco di capire, in base alla situazione, se è meglio avere tutto già prestabilito o trovare delle alternative sul momento. E seguo la microfonazione anche per recepire sempre di più sulla fonia.

Che tipo di warm-up usi per riscaldarti prima di un live?

Non sono uno che prima dei live sta due ore sul pad. Ho delle routines abbastanza veloci di riscaldamento con serie di sedicesimi per ogni mano e trentaduesimi a mani alternate, colpi doppi con accento sul secondo e paradiddles misti.

Che strumentazione utilizzi?

Nell’ambito di Charleston utilizzo batterie Dixon, brand con cui collaboro e che produce strumenti dell’ottimo rapporto qualità-prezzo e nella fascia “entry level” credo siano i migliori. Per il mio lavoro di musicista sono da sempre un maniaco di Gretsch, che considero il “non plus ultra” e di cui ho una piccola collezione; al momento sto utilizzando molto un set USA Brooklyn con abbinati rullanti Gretsch o Ludwig. Sono endorser dei piatti UFIP, splendidi strumenti per i quali ringrazio Luigi Tronci, e delle bacchette Facus, altro marchio nostrano, dell’amico Fabrizio Cucchiella , di grande qualità per cui ho realizzato e firmato un modello personalizzato dal rapporto ottimale fra forma, bilanciamento e suono.

YouTube negli ultimi anni è diventato una vera miniera di informazioni per i giovani batteristi, credi sia un buon supporto?

Credo che YouTube rappresenti un’arma a doppio taglio. Ci sono tantissime informazioni e la distanza dei chilometri che facevano delle terre d’oltreoceano la Mecca del batteristi é stata di fatto azzerata. Dall’altra parte bisogna filtrare e sapersi districare in questo mare di video, e non prendere ad esempio soltanto chi ne fa esclusivamente una vetrina batteristica dimenticando che il fine ultimo é quello dell’espressione musicale. Personalmente utilizzo YouTube per vedere concerti o lezioni di musicisti che hanno argomenti interessanti da esporre; con alcuni di loro, come Massimiliano D’Urbano, Leonardo De Lorenzo o Giampaolo Rao, sono entrato in contatto anche attraverso i social e ne è nato un rapporto umano che sta portando a concreti scambi di idee, stima reciproca e collaborazioni.

5 album che ritieni fondamentali a livello batteristico

5 album sono davvero pochi… “Kind of blue” di Miles Davis, se vuoi capire il ruolo del nostro strumento a livello di accompagnamento è obbligatorio. Qualsiasi disco della discografia di Buddy Rich, ancora oggi inarrivabile. “Forty reasons” di Chad Wackerman, batterista spesso trascurato. “So” di Peter Gabriel per avere un’idea di che vuol dire fare pop. “Taming the dragon”, Mehliana (Brad Mehldau e Mark Giuliana) per vivere nel presente.

Gabriele, grazie per essere stato con noi, speriamo di riaverti qui in futuro, ti lasciamo spazio per un tuo personale saluto ai lettori:

Intanto ringrazio te, Emiliano, per la tua cortesia e professionalità. Un cordiale saluto a tutti i lettori di GroovePortal che hanno voluto riservarmi la loro attenzione.

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